Capitolo 9

[Per il Capitolo 8, qui]

Non ero per niente tranquillo. Non tanto per la minaccia millantata da Kaedo-san; mi piaceva pensare che il pericolo fosse il mio mestiere. Mi piaceva anche parlare per frasi fatte e altisonanti: tra le mie preferite “non può piovere per sempre” e “nemmeno la notte più lunga può impedire al sole di sorgere”. Quanti vecchi che si fingevano ragazzine avevo adescato in rete con quelle frasi! Ho sempre sospettato che la cosa rendesse geloso Kaedo-san: la stessa gelosia che ora io provavo per lui. Scaltrito era un bell’uomo, e la sua virilità quasi esplodeva costretta dalla liquirizia. Ma, contro ogni previsione, quando arrivai a casa sua il Maestro sembrava sgombro da qualsivoglia velleità sessuale. Senza preamboli, espose con gravità la faccenda. – Inutile negarlo, non ci rimane molto tempo. Sai che cos’è un cyborg? –
– Il termine cyborg, o organismo cibernetico, o ancora organismo bionico, indica un essere di forma umanoide costituito da un insieme di organi artificiali e organi biologici. Nasce dalla contrazione dell’inglese “cybernetic organism”. Il termine cyborg fu reso popolare da Manfred E. Clynes e Nathan S. Kline nel 1960 in riferimento alla loro idea di un essere umano potenziato per sopravvivere in ambienti extraterrestri inospitali. Essi ritenevano che un’intima relazione tra essere umano e macchina fosse la chiave per varcare la nuova frontiera dell’esplorazione spaziale in un prossimo futuro. La teorica del femminismo Donna Haraway sostiene che la tendenza naturale degli esseri umani è quella di ricostruirsi attraverso la tecnologia allo scopo di distinguersi dalle altre forme biologiche del pianeta: un progetto che parte dalle –
– Va bene, basta così. Allora. Padronanza dell’argomento: 6, si vede che hai studiato, ma potevi impegnarti di più. Esposizione: 5, hai imparato a memoria la definizione di Wikipedia, e ti ho sempre detto che non si studia a pappagallo. Capacità di costituire collegamenti logici: non valutabile, visto quanto sopra. Non va bene, Arthur, non va bene! E dire che sei un ragazzo con tante potenzialità… – Avevo imparato a leggere, dietro al tono severo del maestro, la profonda tenerezza con la quale mi rivolgeva i suoi rimproveri. Essere oggetto dell’affetto di un uomo talmente grande e saggio mi riempiva di commozione, e mi faceva sentire minuscolo, come davanti alle grandiose opere delle natura: il Grand Canyon, l’aurora boreale, il pene della zebra del Bioparco.
– Ma Maestro, questo vuol dire che… Omar era un cyborg? –
– No, perché? Era un’interrogazione a sorpresa. E chi cazzo è Omar adesso? –
Sgomento. Avevo pensato automaticamente che l’affaire Omar fosse collegato con l’imperscrutabile minaccia che gravava su di noi. Ma perché? Di fronte a certe domande, la mente tentenna. Avete mai notato come l’uso di un lemma piuttosto che di un suo sinonimo possa pregiudicare la riuscita di una frase? Ecco, io l’avevo notato in quell’istante, quando la mia mente avrebbe dovuto vacillare e non tentennare. Stavo come al solito ragionando a sproposito, pensando cose che non avrei dovuto pensare, allontanandomi sempre più da ciò che era realmente importante. Ma ero stanco di tergiversare. Dentro di me, tutta la frustrazione che avevo covato negli anni inutili di cui parlavo al precedente capitolo esplose in una deflagrazione multicolore.
– Va bene Maestro, sono pronto a prendermi le mie responsabilità. Io salverò il mondo! –
– Arthur, che cazzo stai dicendo? Salvare il mondo da che? –
– Ma il pericolo, la minaccia globale… Il poco tempo…? –
– Arthur, se non facciamo richiesta di condono edilizio entro domani, ci demoliscono la palestra! E come lo copriamo poi lo smercio di elasto-liquirizia? Sai farmi il nome di un bravo commercialista? –
Due cose: la liquirizia mi aveva ufficialmente rotto il cazzo, e stavo per uccidere il mio Maestro.

[Per il Capitolo 10, ovvero quello conclusivo, qui.]

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~ di farfugno su 30 aprile 2010.

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