Capitolo 7

[Per il Capitolo 6, qui]

Naufrago. In un buio freddo e denso, stavo naufragando. Sospinto da un vento inesorabile oltre le barriere del non essere, di ciò che non è mai stato, naufragherò. Se non ero morto, ero oltre l’orizzonte degli eventi, in un’orribile singolarità senza tempo né spazio, in cui nulla ha più significato. Ero il relitto della Speranza, un rifiuto del grande mare della vita, disprezzato dall’universo, esiliato dalla totalità.
In mezzo a quell’assenza terrificante, qualcosa. Un odore… L’odore di una succulenta bistecca al sangue. E il dolce tepore del sole sulla mia schiena. Aprii gli occhi, e, veloce come se ne era andata, quella stupidina!, la mia coscienza riaffiorò. Mi aveva pestato per bene, quello stronzo di Gordian. Mi aveva pizzicato, e voleva cogliere l’occasione per inchiodarmi su quel traffico di pesto di cavallo con il quale, beninteso, non c’entravo nulla. Ma gli insegnamenti di Kaedo-san non mi avevano procurato permanenti lesioni alla schiena invano. Oltre a poter praticare perfettamente l’autofellatio, ero in grado di isolare la mia mente dalla realtà esterna, onde sopportare praticamente qualsiasi dolore fisico. Doveva aver premuto per sbaglio il mio Germoglio Luccicante del Loto Interiore, altrimenti non sarei mai svenuto. Ovviamente, ero in cella, ma non mi persi d’animo. Devo ammettere che l’aspetto rassicurante del mio coinquilino fece la sua parte, in questo. Era lui, nel suo tailleur rosa confetto, circonfuso dal biondo alone luminoso dei suoi fluenti capelli, a porgermi sorridendo il mio proteico pasto. – Tranquillo, niente sodio pentothal qui. Finalmente ti sei svegliato, altrimenti avrei dovuto continuare a giocare da solo… – All’improvviso circospetto, sondai mentalmente il mio buco del culo alla ricerca di bruciori insoliti. – Stamattina è già la terza volta che mi sbaglio col cavallo! – fece, sbattendo le folte ciglia in direzione di una scacchiera. Il sollievo mi fece prorompere in un “frump” (un altro dei miei glottospasmi).
Il nostro incontro aveva attraversato fasi alterne di dominazione reciproca, ma in un iperbolico finale la sua torre, con abile mossa, aveva scardinato la mia difesa di donna, e mi trovavo pericolosamente in svantaggio. Con un lampo di genio, decisi di buttarmi sulla terza traversa e di assumere la posizione di Philidor, raggiungendo fortunosamente una patta.
Quella con Ascania era stata una gran bella partita, ma non potei nascondere la mia gioia quando un agente venne a comunicarmi che potevo andarmene, perché l’omicidio di Omar era stato rivendicato, e quindi non avevano più bisogno di menarmi e millantare l’esistenza di file pedopornografici sul mio computer. Un momento. Come, omicidio?

To be continued.

[Per il Capitolo 8, qui]

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~ di farfugno su 23 aprile 2010.

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